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mercoledì 23 novembre 2011

La crisi dell’ Euro : cessione di sovranità o default ?

L’  Euro è nato senza la necessaria Unione economica, legislativa ed esecutiva dei Paesi che lo sostengono. Il Parlamento e le istituzioni europee sono vuote. Gli attacchi speculativi si dirigono contro una moneta che non è rapppresentativa di una situazione uniforme. Non è espressione di una confederazione, come gli USA o la Svizzera. Non c’è certezza sul fatto che i Paesi più deboli, con alto debito e scarsa crescita, abbiano gli strumenti  finanziari comunitari atti a  supportarli adeguatamente. Negli anni passati, tutti hanno potuto sforare i patti di stabilità, c’è stato lassismo e  impossibilità di sanzionare gli Stati che più hanno sprecato risorse. La Bce non può fare da prestatore di ultima istanza , cioè non può eventualmente stampare moneta, oppure svalutarla, per alleggerire le posizioni delle nazioni indebitate, come può invece fare la FED .  Inoltre non c’è possibilità di controllare e agire direttamente sul budeget dei PIIGS, sotto attacco. L’ Italia ha fatto da cavia e si sono sollevate polemiche per la lettera della BCE al nostro ex governo, gridando all’ intromissione dell’Europa negli affari nazionali. Poi il governo si è dovuto appunto dimettere, senza più una maggioranza: tutti hanno capito che se fallisse  l’Italia,  ci sarebbero problemi anche per gli altri, Germania inclusa, con l’implosione dell’ Euro. Se non c’è un regolamento comune come fa ad esistere una moneta unica?  Bisogna passare ai fatti e ognuno dovrà sacrificare qualcosa per salvare l’ Unione. L’ adozione di Eurobond in parziale o totale sostituzione dei titoli di Stato delle singole Nazioni, ad un tasso di interesse svantaggioso per la Germania e vantggioso per tutti gli altri, sarebbe il prezzo che i tedeschi dovrebbero pagare per evitare di fallire anche loro (con un ritorno ad un marco alle stelle ci sarebbe una caduta verticale delle esportazioni tedesche nell’Eurozona, linfa della crescita di questi anni ). La Merkel potrà convincere i suoi elettori  a bere questo amaro calice  forse solo ad una condizione: se contemporaneamente imporrà che LEuropa adotti una legislazione comune in tema di armonia fiscale e soprattutto di rigore dei bilanci, conferendole un potere effettivo sovranazionale di controllo con relative sanzioni sul budget degli Stati attraverso una serie di vincoli a cui i Paesi inadempienti non potrebbero sottrarsi. E’ chiaro che Italia, Grecia, Spagna e Portogallo Irlanda ecc. non sono già adesso in una posizione forte: possono solo scegliere  tra un default o una cessione di sovranità sempre maggiore; quest ‘ultima varrebbe comunque per tutti, per paradosso anche per i tedeschi, quindi sarebbe qualcosa di democraticamente e collegialmente regolamentato. Non va vista con un intento punitivo a priori ma come uno sforzo comunitario nell’ interesse di tutti. Meglio insomma di una sospensione dall’ Euro che qualcuno paventa : essa  danneggerebbe irreparabilmente chiunque la subisse. Gli italiani ne uscirebbero molto impoveriti, anche nella loro ricchezza  privata, uno dei nostri punti di forza universalmente riconosciuto.  Si spera che Monti, in misione a Bruxelles questa settimana, possa dare un contributo attivo per intraprendere  la via meno dolorosa per tutti. La cosa triste è che i partiti politici non supportano a viso aperto il “lavoro sporco” che il governo dovrà fare nelle prossime  manovre di politica interna  proprio a causa della loro incapacità passata e delle ritrosie avute nel tagliare chirurgicamente i troppi privilegi presenti a tutti i livelli nell’ Amministrazione Pubblica e nella lotta ad evasione e sommerso. Un esercizio non solo formale e di esempio ma realmente utile per non vanificare qualunque nuova richiesta di tasse.

giovedì 3 novembre 2011

DRAGHI: la prima conferenza stampa da Presidente della BCE.

VIDEO: la conferenza integrale (ing.) Here the first press conference of ECB president Mario Draghi 

Pochi importanti principi della nuova guida di Mario Draghi al governo della BCE. Una continua inflessibile indipendenza, nel solco della credibilità,  stabilità e rispetto dei trattati dell’ Unione Europea. L’ idea di fondo è che la chiave risolutiva della crisi risiede in ogni Stato, soprattutto quelli più esposti alla crisi, che devono risolvere i loro problemi con riforme fiscali , del lavoro (garanzie nella flessibilità per i lavoratori/consumatori) strutturali ed economiche (liberalizzazioni) che nascano dall’ interno delle proprie forze sociali , politiche, ed economiche  per una crescita a lungo termine. Draghi avvisa che un eventuale aiuto proveniente dall’esterno (FMI, BCE stessa ! , Cina, ecc) sarebbe solo temporaneo, problematico e non risolutivo per un’ uscita definitiva di tutta l’ Eurozona dall’instabilità e dalla crisi.

Oggi ha inoltre tagliato  tassi di interesse dello 0,25%.

L’Italia è avvisata : la Bce non continuerà ad acquistare Btp italiani all’ infinito ma lo farà solo per garantire il corretto funzionamento dell’ ordine monetario dell’ Euro di cui la BCE è garante.

 

lunedì 15 agosto 2011

Crisi economica Italiana, Statunitense e...Cinese?

In un' economia che ha perso la bussola da tempo, nei meandri di una finanza che pretende di regolare il mondo reale in totale assenza di regole comuni, occorre ritornare ai fondamentali dell'economia.
Dopo decenni di crescita negli Stati Uniti abbiamo capito che il mercato non si autoregolamenta. Porre il profitto come unico obiettivo permette di "giocare alle scommesse" sulla pelle degli Stati e delle persone invischiati in burocrazie che rallentano le risposte agli attacchi speculativi con un click di mouse.
Come si può pretendere che il mercato sia indulgente? Non lo e'; occorre trovare quindi regole globali di cui giocare la partita : non e' più un eresia dire che i futures e strumenti simili non possono influenzare il mercato con questa preponderanza. Gli Stati e l'Europa brancolano nel buio con risposte improvvisate e comunque lente, si naviga a vista e piano ma sopratutto senza una visione di ampio respiro, dibattuta e condivisa, che possa ridiscutere senza ideologie il sistema economico almeno nelle regole riguardanti un reale rapporto tra beni, benefici e reale ricchezza: ad esempio, è ancora valido un indice come il PIL? Si può pensare di crescere sempre? Fino a che puto la finanza può svicolarsi dagli investimneti sull ' impresa reale ?Uno studio del Financial Times ha dimostrato che i fondi di investimento che seguono le leggi islamiche (che proibiscono il  prestito bancario e sono quindi sempre legati ad un bene reale) sono quelli che han dimostrato maggiore sicurezza di rendita nel tempo: questo ci può insegnare qualcosa ? Anche gli americani lo hanno capito: non si può creare debito fin quanto si vuole...questa crisi letta positivamente e' un' esplicita richiesta di regole comuni da parte del mercato stesso impazzito (è stata la settimana con maggiori oscillazioni del dow jones da quando Wall Street esiste e gli inventori del capitalismo moderno hannno pers la loro tripla A). Abbiamo creato un mondo globale e i mezzi , i media il web per una comunicazione in tempo reale globale , ok ma per dirci cosa ?
Non vengono attaccati Stati (vedi la Germania) che esprimopno dei valori al di là del mercato che hanno una visione politica non sottomessa e remissiva ma direttiva ed esprimono una speranza di crescita su in sentiero economico volto alla ricerca, all' istruzione, all'innovazione, in sostanza al rinnovamento della vita dei suoi cittadini, Stati che usano il mercato e non ne vengono usati.
La Grecia e' stata disonesta: i suoi politici (che in parte esprimono gli atteggiamenti della popolazione che li ha eletti) lo sono stati ; e oggi le fasce più deboli pagano di più . L' Italia incolpa della sua condizione la crisi al posto di pensare che essa le si abbatte contro con violenza perchè ciò è più un effetto che una causa. Un effetto del suo scarso tasso di credibilità e solvibilità legato alla dilagante corruzione, evasione e alla mancata risoluzione dei suoi secolari problemi strutturali dalla certezza di una  giustizia rapida ai collegamenti stradali del Sud  a una regolamentazione dell immigrazione che ciè indispensabile e che non sapiamo gestire: cose che hanno cause indipendenti dalla crisi ma che oggi essa evidenzia con urgenza.
Se mostrassimo di voler risolvere questi problemi i mercati non ci attaccherebbero : e' ovvio che una manovra economica come un accordo in extremistra Repubblicani e Democratici  in USA non basta.
La crisi è un effetto di problemi non risolti , non la causa. Le violenza in Egitto e in Siria  e anche la incotrollabilità della società inglese con le rivolte di Londra sono delle sfaccettature. Adesso non c'è chi sta meglio: anche  la Cina dovrà fare bene i suoi conti e temere per almeno un paio di motivi:non solo perchè è il creditore pricipale degli USA. Se guardiamo ai fondamentali infatti anche se il suo Pil cresce più di ogni altro sappiamo che è dovuto molto all' export e che  ha tenuto bassa  volutamente il valore della  sua moneta e che ciò non corrisponde al valore attuale della sua crescita. E poi ok il Pil è alto ma le disuguaglianze sociali sono molto ampie. In fondo è un paese senza libertà e più ci si arricchisce,più ce ne si accorge. Una volta soddisfatti i beni primari per la sopravvivenza,  si chiedono più diritti: altrimenti chi vuole vivere in un paese senza libertà , un Paese che si arricchisce e basta cioè che arrichisce alcuni e impoverisce i molti? Alla fine è un Paese in cui è inutile lavorare: insomma per non finire a fare gli schiavi che producono beni per disoccupati , gli equilibri nel mondo devono cambiare , e  gli Usa perderanno il loro ruolo di leader solo se la Cina saprà aprirsi alla democrazia (che come sapiamo non è esportabile e non si conquista in un anno ) e l'Europa alla sua unità vera, snella e non solo economica.